quinta-feira, 28 de abril de 2011

Il poeta e la luna

Trad: Anton Angelo Chiocchio



In un cristallo d'echi, il giovane

poeta va per la via bruna,

mentre i suoi occhi, verdi d’etere,

aprono grotte nella luna.





La luna rotola sul fianco

rabbrividendo di lascivia;

sfiora il poeta, esangue e bianco,

le curve tumide di Trivia





cui soffice, tra le nitenti

sfere, biondeggia un vello fulvo;

il giovane, con gli occhi spenti,

socchiude il pettine alla luna.





Flussi di luce, flussi d'acqua

distilla pallida la cruda

ferita: il giovane si sciacqua

nella dolcezza che trasuda.





Arsa consunta disperata

la luna giace ora in decubito;

il pigro avvento dello spasimo

la fa piá aguzza, piú falcata.





Alle carezze sulle braccia,

sul grembo madido che infuria,

la luna ad arco ormai si allaccia

in un delírio di lussuria,





sin che, maturo, il frutto gronda

in lunghi fremiti. Denuda

la luna l'altro quarto e affonda

e s'abbandona, pazza e muta.





L'orgasmo scende dallo spazio

disfatto in stelle, sciolto in nuvole;

dal mare il vento reca il sazio,

il salso odore dell'amata





che intanto cresce, nell'ebbrezza,

estua, s'innalza, si dilata,

mentre il poeta sbigottisce

all'incredibiie bellezza.





Infine l'astro s'assopisce

stanco, si spegne piano piano.

Anche il poeta é già lontano,

avvolto in piume, in melodia.





Ora è la notte che impazzisce

nel chiostro della gelosia.




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