Trad: Anton Angelo Chiocchio
Lascio i miei occhi in questo parco
le mani nel muschio dei muri,
per quegli che un giorno a cercarmi
verrà, tra pensieri futuri.
Non voglio chiamarti per nome:
parrebbe il sibilo del vento;
brucio tra i gradi della sfera
tutta, nel semplice momento.
Durano piá l'edera, l'erba
che il viso mio di quest'istante.
Ma posso fissarlo in parole,
scolpirlo in un tempo costante.
Mai gli occhi ho avuti tanto chiari
e folle il riso, come l'aria...
mi sento tutta uguale agli alberi:
perfetta, pura e solitaria.
Qui l'occhio mio vede dal fíore,
qui il braccio mio teso é nel ramo,
qui voci d'acque vaghe echeggiano
quella d'amore che sognamo.


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